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2022

Il tocco di Zaniolo a Tirana: la Roma torna a vincere in Europa dopo sessantuno anni

Roma-Feyenoord 1-0, 25 maggio 2022

Trentaduesimo minuto, Arena Kombëtare di Tirana. Gianluca Mancini alza un lancio lungo dalla difesa, il pallone scavalca tutti, Nicolò Zaniolo lo controlla, ci arriva con il sinistro e lo tocca oltre Bijlow che gli esce incontro. Un tocco solo, leggero. Roma 1, Feyenoord 0. È il 25 maggio 2022, ed è il gol che riporta una coppa europea alla Roma dopo sessantuno anni.

In quel momento la Roma era in due posti insieme. In Albania, con la squadra e poche migliaia dei nostri. E all'Olimpico, dove cinquantamila romanisti guardavano i maxischermi in uno stadio senza giocatori. Un popolo intero riunito in casa propria, a fare il tifo per una partita che si giocava dall'altra parte del mare: la gente non aveva voluto aspettare da sola.

Il ciclone Zaniolo

La coppa era nuova, alla prima edizione, e la Roma di José Mourinho voleva scrivere il suo nome per primo. Il 14 aprile 2022, nei quarti di finale, l'Olimpico vide Zaniolo segnare al 23', al 29' e al 48': tripletta, 4-0 al Bodø/Glimt. Tre gol in venticinque minuti, un ragazzo che si prende l'Olimpico e lo trascina avanti. Poi cadde anche il Leicester, e la strada portò dritta in Albania.

L'attesa era lunga. L'ultimo trofeo era la Coppa Italia del 2008, quattordici anni prima. L'unica coppa europea della storia giallorossa era la Coppa delle Fiere del 1961. In mezzo, generazioni intere di romanisti.

La notte di Tirana

Contro il Feyenoord la Roma colpì al 32', con lo stesso ragazzo della tripletta di aprile. Mancini dalla difesa, Zaniolo in corsa, Bijlow scavalcato da un tocco: un'azione semplice, essenziale, perfetta. Poi venne il secondo tempo, e non finiva mai. Il Feyenoord colpì due volte il legno, Trauner da vicino e Malacia da lontano, e là dietro Rui Patricio riuscì a sporcare il pallone quel tanto che serviva, parando tutto il parabile. Ogni rinvio era un respiro, ogni pallone allontanato un pezzo di coppa.

Poi il fischio finale. E il pianto di Mourinho.

Le cinque dita di Mourinho

Quell'uomo aveva vinto tutto, e le sue lacrime di Tirana le hanno viste tutti. Alzò cinque dita, una per ogni titolo europeo, primo allenatore a riuscirci con quattro squadre diverse: Porto, Inter, Manchester United, Roma. Lorenzo Pellegrini, capitano a venticinque anni, sollevò la coppa in mezzo al campo.

A Roma, intanto, i tifosi dell'Olimpico entrarono con le bandiere sul prato vuoto. La notte continuò nelle strade fino al Colosseo, e alle quattro del mattino c'era ancora chi aspettava la squadra all'aeroporto. Il giorno dopo i pullman scoperti attraversarono la città a passo d'uomo: le Terme di Caracalla, il Circo Massimo, poi verso il Colosseo. Il Circo Massimo, lo stesso prato del 2001.

Pellegrini con la coppa, Mourinho con le sue cinque dita, Zaniolo con quel tocco leggero, Rui Patricio con le sue parate: ognuno ha il suo pezzo di quella notte, e tutti insieme hanno restituito alla Roma l'Europa.

Il valore di un trofeo si misura dalla lunghezza dell'attesa che chiude. Da sessantuno anni i romanisti aspettavano di poter pronunciare una frase di sei parole, e la sera di Tirana, in un'altra città e nel loro stadio senza squadra, l'hanno pronunciata tutti insieme: la Roma ha vinto in Europa.

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Tutta la nostra storia

Fonti: AGI, la finale · LaPresse, la finale · Fox Sports, la finale · Fox Sports, Mourinho · Al Jazeera · AGI, la festa · Il Dolomiti, i pullman · Il Post, Bodø · LaPresse, Roma-Bodø · Sky Sport, Mourinho e la Roma · L'Unione Sarda · l'Adige, Ansa